Tutte le pene di Tremonti

Le lamentele della Confindustria sulle compensazioni fra debiti e crediti fiscali, le proteste delle regioni sui tagli ai trasferimenti, le preoccupazioni dei militari, le ansie degli statali e finanche le serrate minacciate dei grossisti farmaceutici. Non passa giorno che qualche categoria di imprese o di cittadini non rovesci sulla manovra economica del governo rilievi e critiche.
13 AGO 20
Immagine di Tutte le pene di Tremonti
Le lamentele della Confindustria sulle compensazioni fra debiti e crediti fiscali, le proteste delle regioni sui tagli ai trasferimenti, le preoccupazioni dei militari, le ansie degli statali e finanche le serrate minacciate dei grossisti farmaceutici. Non passa giorno che qualche categoria di imprese o di cittadini non rovesci sulla manovra economica del governo rilievi e critiche. Le perplessità si appuntano sull’impostazione rigorista del ministero dell’Economia reo di non voler ammorbidire la Finanziaria da 25,9 miliardi di euro: “I saldi non si toccano”, ripetono dal Tesoro. Un mantra che sarà rispettato, promette il Cav. (“maledetti tagli”, però necessari, conferma Gianni Letta). Ma la gestione degli emendamenti presentati a sorpresa dal relatore della maggioranza, Antonio Azzollini, come quello sullo scambio tra taglio delle tredicesime degli statali e meccanismi di premi e incentivi, ha irritato Palazzo Chigi. Anche perché, si dice a Palazzo Grazioli, il relatore di maggioranza esegue quasi sempre quanto detta il Tesoro, come lo stesso Azzollini ha confermato in colloqui informali. Così, anche per evitare ulteriori danni di comunicazione e di immagine, su emendamenti presentati e poi sconfessati, Silvio Berlusconi ha convocato ieri ad Arcore Giulio Tremonti, in vista del maxiemendamento alla Finanziaria su cui porre la fiducia. Confindustria e Rete Imprese Italia saranno accontentate sul fisco quando la manovra tra oggi e domani arriverà nell’Aula del Senato dopo il passaggio in commissione Bilancio.

In queste ore il più attivo antitremontiano è il governatore della regione Lombardia. Roberto Formigoni si è lamentato con Palazzo Chigi: il Tesoro non vuole ascoltare le regioni, i tagli devono essere ricalibrati a spese degli enti centrali. Ma nella stessa presidenza del Consiglio c’è chi scorge una linea non coincidente tra Formigoni che contesta “i saldi intoccabili” di Tremonti e i governatori pdl del centrosud ritenuti più disponibili al dialogo: “Se ottengono concessioni sulla revisione del Patto di stabilità e un rientro meno brusco dal deficit sanitario, possono accettare i tagli della manovra”, dice un tecnico di Palazzo Chigi che segue il dossier regionale. “Dovranno essere valutati i comportamenti virtuosi”, ha detto il governatore della Campania, Stefano Caldoro (Pdl).

Se imprese, categorie ed enti locali si concentrano
su singoli provvedimenti della manovre, all’interno della maggioranza sta maturando una sorta di contromanovra. Sono i finiani a studiare una corposa modifica all’impostazione della Finanziaria tremontiana. Ieri a porte chiuse una ventina di economisti, tra cui il capo della ricerca economica della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, ha partecipato a un seminario organizzato dal centro studi Economia reale promosso da Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze del Senato e una delle menti economiche ritenute più in sintonia con Gianfranco Fini. Baldassarri ha presentato una “manovra aggiuntiva” basata su “un taglio strutturale della spesa pubblica corrente e del carico fiscale”. L’obiettivo è coniugare il necessario rigore nei conti pubblici con la crescita economica. La manovra tremontiana, pur ritenuta indispensabile, non è considerata sufficiente per lo sviluppo. Baldassarri infatti stima un impatto depressivo sul pil di 29 miliardi tra il 2011 e il 2013, ed effetti negativi su occupazione, reddito e pressione fiscale (più 0,5 per cento di pil al 2013). La manovra aggiuntiva abbozzata dai finiani mira a interventi pro sviluppo da 35 miliardi di euro: 15 miliardi dalla riduzione dell’Irpef (con l’introduzione del coefficiente familiare), 12 miliardi dal taglio dell’Irap (escludendo i salari dalla base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive), mentre 8 miliardi sono previsti per investimenti in infrastrutture, università e ricerca, difesa e sicurezza. I 35 miliardi pro sviluppo possono essere finanziati, secondo Baldassarri, da 35 miliardi di spesa corrente tagliata: 20 miliardi limando i contributi a fondo perduto per le imprese e 15 miliardi riducendo ancor più gli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni centrali. Una contromanovra da dottor Stranamore, è la consueta replica di Tremonti.